Raccolta fondi
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Raccolta fondi
L’art. 7 del Codice del Terzo Settore (il D Lgs. 3.7.2017, n. 117, di seguito richiamato come CTS) si occupa della “Raccolta Fondi” degli Enti del Terzo Settore (nel prosieguo indicati come ETS). I proventi della raccolta fondi sono una delle fonti di entrate patrimoniali previste dal CT. In generale queste fonti sono classificabili in tre categorie:
– I ricavi, i proventi e le entrate derivanti dallo svolgimento di una o più delle attività di interesse generale
descritte nell’art. 5 del CTS, che devono costituire l’attività principale dell’ETS pena la perdita della qualifica dell’ente e il diritto a mantenere l’iscrizione nel Registro Unico del Terzo Settore;
– I I ricavi, i proventi e le entrate realizzati mediante lo svolgimento delle attività diverse da quelle di interesse
generale, attività che l’art. 6 del CTS consente solo se previste (anche genericamente) dallo statuto e purché siano secondarie e strumentali rispetto alle attività di interesse generale; i criteri e i limiti di svolgimento di queste attività sono stabiliti da un Decreto emanato dal Ministro del lavoro di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, prevede le modalità di calcolo per verificare la secondarietà economica delle attività diverse (tenendo conto anche delle risorse volontarie e gratuite raccolte dall’ETS) e, per quanto riguarda la
strumentalità, che queste devono essere svolte per realizzare avanzi finanziari da destinare al sostegno delle attività di interesse generale; in questa categoria rientrano in genere anche i proventi derivanti da investimenti
patrimoniali e finanziari dell’ETS;
– Infine, l’art. 7 del CTS descrive come categoria a sé la raccolta fondi intesa come “il complesso delle attività poste in essere da un ETS al fine di finanziare le proprie attività di interesse generale, anche attraverso la richiesta a terzi di lasciti, donazioni e contributi di natura non corrispettiva”.
La principale novità del CTS è di consentire, a differenza di quello che era previsto in passato per esempio per gli
enti non commerciali ai fini tributari dall’art. 143, comma 3, lett. a) del TUIR (Dpr 917/1986), la raccolta fondi “anche in forma organizzata e continuativa, anche mediante sollecitazione al pubblico o attraverso la cessione o erogazione di beni o servizi di modico valore, impiegando risorse proprie o di terzi, inclusi volontari e dipendenti” (art. 7, comma 2, CTS).
Va considerato che ai fini tributari l’art. 79 del CTS prevede:
– al comma 4 che non concorrono in ogni caso al reddito imponibile degli ETS non commerciali solo i fondi pervenuti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione;
– al comma 5-bis che non si considerano commerciali, ai fini della verifica della soggettività tributaria dell’ETS
– vale a dire ai fini dell’accertamento se esso sia un ETS commerciale o un ETS non commerciale in base alla prevalenza dei proventi commerciali o di quelli non commerciali – “i contributi, le sovvenzioni, le liberalità, le quote associative dell’ente e ogni altra entrata assimilabile alle precedenti, ivi compresi i proventi e le entrate considerate non commerciali ai sensi dei commi 2, 3 e 4 tenuto conto altresì del valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attività svolte con modalità non commerciali”.
La raccolta fondi, continua l’art. 7, deve essere condotta nel rispetto dei principi di verità, trasparenza e correttezza nei rapporti con i sostenitori e il pubblico.
Anche per questa categoria di attività sono previste linee guida stabilite da un Decreto del Ministro del lavoro, sentititi la Cabina di Regia di cui all’art. 97 CTS e il Consiglio nazionale del Terzo Settore.
Pur non prevedendo l’art. 13 sul bilancio di esercizio degli ETS una sezione o un prospetto dedicati ad un
resoconto delle raccolte fondi effettuate nell’esercizio di riferimento, si ritiene che il bilancio debba avere nella relazione di missione o in altro allegato l’indicazione dei valori e la descrizione dei risultati di tali attività. Infatti l’art. 48 del CTS al comma 3 prevede che unitamente al bilancio di esercizio e al bilancio sociale (se obbligatorio) debbano essere annualmente depositati entro il 30 giugno presso il Registro unico nazionale del Terzo settore “i rendiconti delle raccolte fondi svolte nell’esercizio precedente”
Inoltre l’art. 87, comma 6, CTS prevede ai fini tributari che gli ETS non commerciali che effettuano raccolte pubbliche di fondi devono inserire all’interno del bilancio di esercizio “un rendiconto specifico redatto ai sensi del comma 3 dell’articolo 48 (…) dal quale devono risultare, anche a mezzo di una relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente, le entrate e le spese relative a ciascuna delle celebrazioni, ricorrenze e campagne di sensibilizzazione di cui all’art. 79, comma 4, lettera a)”.